Nella bozza del piano sociosanitario si prospettano soluzioni inadeguate
“Quattro spezzini su dieci si ricoverano fuori dal perimetro dell’ex Asl 5. Uno su quattro direttamente fuori regione. Numeri molto più alti rispetto a realtà comparabili come l’Asl 1 e l’Asl 4, di fronte alle quali la Regione Liguria risponde con la solita ricetta: far lavorare di più il personale già oberato di compiti, accentrare i servizi e lanciare una campagna di comunicazione per convincere la popolazione che la sanità ligure funziona. Per noi si deve andare in direzione diametralmente opposta”.
“La bozza del piano sociosanitario attualmente allo studio, che abbiamo potuto consultare, è una riproposizione di quindici anni di politiche fallimentari della destra. Partiamo dai dati: alla Spezia e provincia vi sono 1.426 prestazioni fuori regione di media calcolate ogni 1.000 abitanti a fronte di 652 a Imperia e di 661 nel Tigullio. La stessa media ligure, che risente ovviamente del dato spezzino, è di 727. Sono numeri impressionanti, che dovrebbero motivare azioni eccezionali. Nel piano invece si sostiene addirittura che la ‘mobilità passiva è il termometro della fiducia’ quindi dando la responsabilità a chi opera nella sanità. Non è così! I motivi sono altri. Se ci si muove dalla propria azienda sanitaria anche per cure di media e bassa complessità, significa che vi sono mancanze strutturali”.
“L’obiettivo del piano è ridurre del 20% la mobilità passiva entro il 2030 in particolare per ictus, tumori ginecologici, ortopedia elettiva e chirurgia oncologica. Ma la soluzione non può essere ottimizzare l’esistente per aumentare la capacità produttiva. Bisogna potenziare le aree periferiche, investendo in personale e attrezzatura. E invece si legge che saranno creati due centri regionali di oncologia ginecologica, uno a ponente e uno a levante, ma non alla Spezia. Per quanto riguarda ortopedia elettiva si dice che le sale operatorie sarebbero sottoutilizzate, ma all’ospedale Sant’Andrea le sale operatorie vengono chiuse per allagamenti ogni volta che piove”.
“Infine si addebita una quota della mobilità passiva dalla percezione da parte dell’utenza di una qualità inferiore rispetto all’offerta fuori regione . In altre parole, secondo la Regione Liguria, serve una bella campagna di comunicazione per convincere i cittadini che si sono fatti l’idea sbagliata. Ma chi conosce la sanità del territorio, che siano pazienti o lavoratori, sa che nessuna bella parola può cancellare l’esperienza diretta. Siamo disposti come opposizione a lavorare per migliorare questa bozza, purché non ci arrivi un documento chiuso, e che si parli di investimenti, potenziamento delle aree periferiche e anche sinergie, mettendo a fattor comune le eccellenze in modo da far crescere in modo omogeneo le performance sanitarie. Questa bozza non tiene conto di numeri, professionalità e bacini diversi e rischia di depauperare ulteriormente le aree periferiche come quella spezzina”.



