di CHIARA TENCA da La Repubblica
Lo choc e il dolore per il delitto di Abanoub Youssef possono e devono diventare il punto di partenza per una svolta. Ne è convinto il consigliere e segretario regionale dem Davide Natale, originario della città della Spezia dove è avvenuta la tragica morte.
I docenti non possono garantire la sicurezza senza aiuti, ma com’è possibile che circolino armi bianche a scuola?
«Non possiamo lasciare gli insegnanti da soli e dobbiamo esser sempre attenti ai loro segnali. La scuola non deve esser l’ultimo baluardo di formazione delle giovani generazioni. C’è un punto a mio parere imprescindibile: servono aiuti, quindi investimenti, sia nelle infrastrutture che nelle figure di supporto ai docenti. È, però, necessario migliorare non solo la scuola, ma tutta la società implementando luoghi di aggregazione, crescita culturale e confronto, rendendoli accessibili, così come lo sport. C’è anche il tema fondamentale delle case, per ridare dignità alle famiglie».
Che ne pensa dell’intervento del ministro Valditara alla Spezia?
«L’unica nota politica è che ci sia voluto lui per far sì che si proclamasse il lutto cittadino, dopo che il sindaco Peracchini aveva dichiarato intenzione contraria perché avrebbe creato maggior tensione. Faccio mie le parole del cardinale Parolin: le misure di sicurezza servono, ma non avranno effetti se non ci sarà un investimento nel sociale».
Secondo lei quest’omicidio è frutto di ineducazione sentimentale o di mancata integrazione?
«È chiaro che si debba investire sull’educazione al rispetto delle persone, al sentimento, al valore delle persone. Va impostato un lavoro che si è interrotto e non può esser uguale a quello di tanti anni fa, quando c’era un tessuto che dava risposte. Lo sbandamento è grande: serve saper leggere la società che cambiae dar risposte costruttive e migliorative , anche alle nuove povertà.
Come evitare una nuova ondata di razzismo? «Governo e istituzioni devono usare parole che non alimentino questi fenomeni: se soffi sulle braci, il fuoco può divampare e andare fuori controllo. Invece, una scuola come l’Einaudi-Chiodo, se adeguatamente sostenuta può rappresentare qualcosa di importante. Però, a fronte dei bisogni, l’edificio è ancora lo stesso di quando ero bambino».
Che ne pensa della frase del sindaco Peracchini, che ha messo in relazione possesso di coltelli ed etnie?
«L’ho ascoltata in diretta e mi sono chiesto: l’ha detta veramente? È una frase grave, razzista, da rigettare completamente, che non è patrimonio della nostra città e della storia».
Qualcosa l’ha colpita maggiormente in questa storia? «Ci tengo ad esprimere la vicinanza della comunità democratica alla famiglia, auspico la certezza della pena. Detto ciò, il corteo silente in cui i ragazzi erano vicini, si tenevano per mano e percorrevano la citta per salutare il loro amico per me è stata una delle immagini più toccanti che porterò sempre nella mia memoria»




