“Ogni giorno il presidente Marco Bucci cambia linea a seconda dell’interlocutore che ha davanti, pur di compiacerlo. Anche in occasione della visita al porto di Savona ha dato prova di questa impostazione, sostenendo che il Piemonte debba entrare nel board dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale. Un’uscita che dimostra, innanzitutto, una scarsa conoscenza dei bacini di riferimento dell’Autorità, che comprendono sì il Piemonte, ma anche la Lombardia. In secondo luogo, conferma che Bucci non conosce nemmeno la nuova proposta di legge nazionale sui porti: un vero e proprio obbrobrio legislativo che svuota di ruolo i territori. Quel testo, infatti, riduce il board delle Autorità di sistema a funzioni residuali, limitate alla sola manutenzione ordinaria, mentre tutte le decisioni strategiche vengono accentrate a Roma. È esattamente per contrastare questo disegno che, nelle scorse settimane, abbiamo presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale, chiedendo alla Regione di attivarsi nei confronti del Governo per modificare una proposta che esclude completamente le competenze locali e mortifica il ruolo delle comunità portuali. Le dichiarazioni di Bucci rivelano anche una terza criticità: una visione superficiale dei rapporti istituzionali. Non si possono immaginare soluzioni ad hoc per un singolo porto o territorio. Le norme che regolano le Autorità di sistema portuale valgono per tutto il Paese: dalla Liguria alla Toscana, dall’Emilia-Romagna alla Puglia. Pensare di intervenire caso per caso significa non comprendere il funzionamento stesso del sistema. Ancora una volta siamo di fronte a un pressappochismo che si inserisce perfettamente nella gestione della destra: dichiarazioni estemporanee, nessuna visione complessiva e un sostanziale allineamento a un Governo che punta ad accentrare poteri e risorse, indebolendo i territori. Parole in libertà senza nessun supporto legislativo, atteggiamenti che non si addicono a chi ha ruoli così rilevanti. Di fronte a questo, non stupisce che si arrivi a definire “archeologia industriale” infrastrutture strategiche come le funivie, mentre lo Stato continua a investire risorse e a nominare sub-commissari per farle funzionare davvero. È la fotografia di una classe dirigente che non conosce i dossier e non ha una strategia per il futuro dei porti e della logistica. Serve l’esatto contrario: competenza, chiarezza istituzionale e una difesa netta del ruolo dei territori. Perché il porto di Savona, come tutto il sistema portuale ligure, non può essere ostaggio dell’improvvisazione e delle scelte centraliste della destra”.



