“Se il viceministro Rixi dice di sorridere davanti alle nostre proposte, noi piangiamo davanti alle sue. Non si tratta di propaganda, ma di una lettura puntuale di una pseudo-riforma che, nonostante alcuni aggiustamenti, continua a mantenere un’impostazione centralista, che penalizza i territori e riduce la capacità decisionale delle Autorità di sistema portuale e degli enti locali. Si sta creando un carrozzone costoso e inutile, che nessuno nei territori ha chiesto e che rischia di drenare risorse e personale dalle Autorità portuali per alimentare una nuova struttura centrale. Una riforma costruita senza un vero confronto preventivo con il sistema portuale, con gli operatori e con gli enti coinvolti. Si è scelto di non discutere l’impostazione della norma, limitandosi a chiedere ora, una volta che il dado è tratto, contributi per migliorarla. A nostro parere un esercizio impossibile. Impossibile intervenire su un impianto che resta profondamente sbagliato. Anche dopo la riduzione del capitale della società Porti d’Italia da 500 milioni a 10 milioni — una scelta drastica sulla quale nessuno ha ancora spiegato le ragioni di questo cambiamento di fatto sbugiardando la versione iniziale — resta intatta la volontà di centralizzare una parte rilevante delle entrate oggi gestite dalle Autorità di sistema portuale. Risorse che fino a oggi rimanevano sui territori e venivano utilizzate per realizzare opere, interventi e infrastrutture previste nei piani triennali delle Autorità. Le tasse sulle merci imbarcate e sbarcate, così come le entrate derivanti dalle autorizzazioni per le operazioni portuali, oggi restano nei bilanci delle Autorità e servono a finanziare attività e investimenti locali. Con questa riforma, invece, quelle risorse verrebbero trasferite alla società Porti d’Italia. È un’impostazione che svuota i territori di competenze e autonomia, nel completo silenzio da parte del presidente Bucci. Non si ascoltano gli stakeholder del cluster portuale, non si valorizzano le specificità dei singoli scali e si impone una riforma centralista di cui nessuno sentiva il bisogno. Una risposta sbagliata all’esigenza di un maggiore coordinamento tra i diversi porti. La nostra portualità ha bisogno di investimenti, programmazione e autonomia coordinata, non di un nuovo contenitore vuoto che sottrae risorse ai territori”.

Sanità, mancano in 339 tra dottori di base e guardie mediche
La Repubblica di Michela Bompani


