Sanità, mancano in 339 tra dottori di base e guardie mediche

La Repubblica

di Michela Bompani

Il dato emerge da una delibera di ricognizione di Ats. Davide Natale, pd: “Incentivi e sostegni per non perdere i professionisti”

In Liguria oltre 230mila persone sono senza medico di famiglia: questo significa che è saltata la medicina territoriale»: la denuncia arriva dal segretario regionale del Pd, anche consigliere regionale, Davide Natale. L’ultima e più recente, fotografia dello stato di carenza di medici di famiglia e medici di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica, è molto pesante e l’ha fotografata la Regione, in una delibera del 5 maggio in cui l’Atsl, la nuova azienda unica sanitaria, dà conto dei risultati aggiornati di una ricognizione meticolosa, condotta area sanitaria per area sanitaria, sugli “ambiti territoriali carenti”. E il risultato è pesante: mancano all’appello 339 professionisti, tra medici di medicina generale e medici di guardia medica.

Nell’area 1, l’ex Asl1, imperiese, i medici mancanti sono 64, ed è una delle situazioni più critiche se si considera il rapporto con la popolazione. Nell’area 2, savonese, l’ex Asl2 mancano 51 medici. Nella Asl3, che raccoglie circa la metà della popolazione ligure, i medici mancanti sono 149. E, rapportato alla popolazione, è faticoso anche il dato dell’area 4, l’ex Asl4, dove servono 39 medici. La situazione meno grave, parametrata alla popolazione residente, si registra nell’area 5, l’ex Asl5, dove i medici mancanti sono 36.

L’Atsl ha lavorato a partire dal calcolo del rapporto ottimale di un medico ogni 1350 pazienti e, in base ad esso, le diverse aree hanno indicato il fabbisogno. L’obiettivo dell’indagine è, viene indicato dalla delibera, “la pubblicazione sul bollettino ufficiale regionale degli incarichi vacanti di medico del ruolo unico di assistenza primaria”.

«Da questa rilevazione emerge un dato drammatico – denuncia il segretario Pd, Natale – e facendo conto che questi 339 medici che mancano sia al 50 per cento medici di famiglia, e l’altro 50 per cento medici della continuità assistenziale – dice – i liguri completamente scoperti sono 230mila, in realtà sono molto di più perché, come sappiamo, la bilancia delle carenze pende molto di più verso i primi, con lacune maggiori. La Regione sta mettendo la sordina a un problema enorme, sempre più grave, e invece di denunciarlo e provare ad affrontarlo, lo mette sotto il tappeto. Anzi, lo sposta nelle Case di comunità, dove vengono invitati a trasferirsi i medici di famiglia, abbandonando gli studi sul territorio per le strutture che sono state realizzate nei grandi centri, l’effetto sarà di desertificazione soci sanitaria dell’entroterra. Così, la medicina territoriale è ufficialmente saltata».

I sindacati dei medici di medicina generale provano a indicare, da tempo, le origini della crisi dei medici di famiglia, soprattutto in Liguria: «Il primo dato segnalato dai sindacati di categoria è che già la formazione non è appetibile – spiega Natale – è triennale ed è pagata molto meno di altre specialità, mentre vengono lamentati anche diversi protocolli firmati, tra la categoria e la Regione, che sono continuamente disattesi».

Il punto più grave, denuncia il segretario regionale Pd, è che «la Regione cambia l’assetto della struttura sanitaria, perché questa carenza così grave significa una sola cosa: lo smantellamento della medicina territoriale». Con ripercussioni sui pazienti, e sulle casse regionali, indica. «Con quasi 350 medici in meno la Regione sicuramente risparmia, ma lo fa sulla testa di 250mila liguri», attacca Natale. Il segretario ligure del Pd mette in fila le azioni, urgenti e necessarie, per avviare una decisa contromanovra: «Serve favorire sia da un punto di vista economico sia amministrativo il ritorno dei giovani a questa professione, e convincere molti professionisti a restare – dice – cominciando a riconoscere risorse in più per dotarsi negli studi, ad esempio, di aiuti amministrativi. E poi è inutile annunciarlo e non farlo: vanno riconosciuti incentivi agli affitti o riconoscimenti economici ulteriori a chi scegli di lavorare nelle aree interne».

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