Costituzione e dello stato di diritto. Un”No” perché non si indebolisca il ruolo di garanzia del
Presidente della Repubblica e non si rompa quell’equilibrio tra poteri dello Stato cosi sapientemente costruito dai nostri padri e madri costituenti.
Un no per respingere una riforma che non è della giustizia ma ha solo lo scopo di colpire la magistratura e di costruire le condizioni per ridurre, in futuro, l’autonomia.
Una riforma che a differenza di quello che si vuole far credere non diminuisce i tempi della giustizia, non interviene sulla responsabilità dei magistrati per gli eventuali errori commessi, non inasprirà le pene e la possibilità di colpire maggiormente chi si macchia di gravissimi reati di forte impatto sociale. La riforma non interviene su nulla di tutto ciò.
Basta ricostruzioni fantasiose che servono solo a distogliere l’attenzione dai contenuti reali della riforma. Questa riforma è costosa, si passa da un Consiglio Superiore della Magistratura a tre: due CSM e l’Alta Corte per decidere sui provvedimenti disciplinari da assumere, con un aumento dei costi da 50 milioni a 150.
Intacca gli equilibri tra poteri, perché innegabilmente rafforza la politica rispetto alla magistratura, viste le nuove forme di elezione dei membri del CSM e il suo funzionamento. Una riforma fatta dalla maggioranza a uso e consumo, per usare parole di Nordio, del Governo di turno.
La divisione tra Pubblici Ministeri e magistrati giudicanti è già esistente grazie alle riforme che si sono succedute negli anni e per ultima quella voluta dall’allora Ministra
Cartabia. Non vogliamo un Pubblico Ministero super poliziotto, vogliamo difendere la Costituzione, lo spirito con cui è stata scritta. Vogliamo una giustizia che sia per tutti.
Segretario
e consigliere regionale




