“Ci troviamo a discutere un Piano energetico che arriva con anni di ritardo, già vecchio nei contenuti e soprattutto privo di strumenti concreti per essere attuato. È la fotografia più chiara del fallimento della Giunta nella programmazione energetica e nella capacità di guidare la transizione ecologica della Liguria. Arriva sei anni dopo la scadenza del precedente. Sei anni persi. Sei anni in cui la Regione non ha programmato, non ha investito e non ha costruito una strategia credibile. Il risultato è che oggi discutiamo un documento che guarda solo al 2030 ma nasce già superato, perché basato su dati vecchi e su scenari che non tengono conto delle trasformazioni in corso. La Liguria è drammaticamente indietro sulle energie rinnovabili. Il precedente Piano si è chiuso con un fallimento clamoroso: appena il 7,9% di produzione da fonti rinnovabili contro un obiettivo del 14,1%. Praticamente la metà. Un risultato che pesa direttamente sulle tasche dei cittadini e sulla competitività delle imprese .Nonostante questo la Giunta non ha cambiato passo. I dati sono impietosi: nessuna crescita significativa su idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biogas. Il fotovoltaico si ferma al 54% degli obiettivi, le pompe di calore addirittura al 10%. Altro che transizione energetica: siamo fermi. Eppure la Liguria avrebbe tutte le condizioni per fare di più: dal fotovoltaico all’eolico, dall’energia marina fino alla produzione di idrogeno. Invece abbiamo perso anche le occasioni già finanziate, come il progetto sull’idrogeno green da 14 milioni di euro saltato nel silenzio generale. Il Piano individua anche priorità condivisibili – efficienza energetica, rinnovabili, innovazione – ma restano solo sulla carta. Non sono previste risorse per attuarlo, non sono chiari i tempi e gli strumenti. È un elenco di buone intenzioni senza copertura. Ancora una volta si scarica tutto su cittadini e imprese, senza una regia pubblica. Questa Giunta non è stata neanche in grado di intercettare tutte le risorse del PNRR per la transizione energetica. Parliamo di un’occasione storica che altre regioni hanno colto e che la Liguria ha lasciato passare. Lo stesso vale per le comunità energetiche: pochissimi comuni coinvolti, nessun vero accompagnamento da parte della Regione. Un’altra occasione persa. Anche sul piano dell’efficienza energetica siamo indietro rispetto agli obiettivi europei. Questo Piano non è all’altezza delle sfide. È debole, datato e senza visione. La Giunta non solo non ha attuato il Piano precedente, ma non è stata capace di guidare il passaggio da un territorio che produceva molta energia attraverso combustibili fossili verso un Piano fondato sulle rinnovabili e sull’innovazione. Per questo il nostro giudizio è negativo. Serve cambiare radicalmente approccio: aggiornare subito il Piano, legarlo a risorse certe, utilizzare davvero i fondi europei e costruire una strategia che metta la Liguria al passo con gli obiettivi europei. Il PEAR non deve essere un mero adempimento burocratico ma deve essere un ambizioso punto di passaggio per pensare alla Liguria del domani. Oggi, purtroppo, siamo fermi. E la responsabilità è tutta della destra che ha governato al Regione in questi ultimi 10 anni”.



