“Solo lo 0,2 % dell’Iva prodotta dalle attività portuali rimane sui territori? Con la riforma ancora meno risorse e più centralizzazione. E Bucci tace”

“Solo lo 0,2% dell’Iva prodotta dai porti di Genova e Savona-Vado, ma anche da quello della Spezia, oggi torna al territorio. Come rileva lo stesso presidente dell’Autorità del Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, rilanciando una polemica vecchia di 30 anni, è già una cifra insufficiente rispetto al valore prodotto e alle esigenze infrastrutturali dei nostri scali. Situazione che con la riforma in discussione al governo è destinata peggiorare ulteriormente: con una quota ancora maggiore di risorse che verrà trattenuta dallo Stato centrale”. Non parliamo solo dell’Iva. Anche quelle entrate che oggi rimangono sul territorio – dalle tasse di ancoraggio, a quelle previste per l’imbarco e lo sbarco delle merci, fino ai proventi delle concessioni – verrebbero in larga parte accentrate, con percentuali che superano l’80-85%. Tradotto: meno risorse per Genova e Savona-Vado, per La Spezia e per tutti i porti del Paese proprio mentre cresce il bisogno di investimenti per sostenere traffici, competitività e occupazione. Una scelta sbagliata e miope, che indebolisce i territori portuali e li rende ancora più dipendenti dalle decisioni del governo centrale. Non condividiamo neppure l’impostazione del Presidente che trova normale che sia il Governo ad autorizzare l’utilizzo delle risorse per progetti che servono allo sviluppo dei diversi porti. I piani degli interventi e i bilanci passano attraverso il vaglio dei ministeri poi le singole autorità devono gestire quanto pianificato. Si rischia di arrivare al paradosso per cui chi gestisce i nostri porti dovranno andare con il cappello in mano a Roma per ottenere risorse necessarie a sviluppare infrastrutture strategiche. Tutto questo mentre Bucci da un lato rivendica l’autonomia differenziata per la portualità e dall’altro tace di fronte a questa riforma accentratrice di ogni competenza”.

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