“Occorre fermare questo iter scellerato in materia di autonomia differenziata, come ha proposto Fondazione Gimbe, con un’analisi puntuale e rigorosa, nell’audizione svolta al Senato sulle pre-intese delle Regioni Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte. La richiesta al Governo di sospendere l’iter o quantomeno di subordinarlo ad una moratoria, fino alla definizione dei LEP sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio sull’impatto che le cosiddette maggiori autonomie avrebbero su salute, accesso ed equità. Come avevamo denunciato a suo tempo, anche a livello nazionale, le pre-intese sottoscritte dal governo Meloni con le quattro Regioni sono sostanzialmente identiche tra loro, contraddicendo in modo palese l’indicazione della Corte Costituzionale che, bocciando di fatto la Legge Calderoli, ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede un’istruttoria (che deve essere fatta funzione per funzione) ed adeguate garanzie di uniformità di diritti su tutto il territorio nazionale. I dati dimostrano, invece, non soltanto che le quattro Regioni che richiedono maggiore autonomia hanno situazioni di partenza estremamente diverse tra loro ma che, complessivamente, percorrere la strada dell’autonomia differenziata in sanità, senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione, rischia di rafforzare ulteriormente chi è già più forte e soprattutto di rendere ancora più difficile colmare i divari esistenti e indebolire notevolmente chi ha una situazione già estremamente fragile, come nel caso della Liguria. La Liguria ha bisogno di maggiori risorse, lo dimostra anche la discussione che c’è stata in consiglio regionale. Se la Giunta non interviene c’è un disavanzo di 130 milioni di euro che graverà sui cittadini liguri. Serve un riparto del Fondo Nazionale che sappia rispondere alle esigenze dei liguri. L’autonomia differenziata va nella direzione opposta. Bucci, solo per rispondere al richiamo della Lega, mette a repentaglio il servizio sanitario incurante dei reali bisogni dei cittadini. La riforma del sistema sanitario ha di fatto depauperato i territori della capacità di programmazione del servizio se si dovesse andare nella direzione tracciata da Bucci sarebbe la fine di ciò che fino a oggi abbiamo conosciuto. Auspichiamo che la Giunta regionale non segua la follia leghista e lasci la linea governativa al proprio destino e ascolti invece la Fondazione Gimbe e le numerose voci critiche che si sono levate contro l’autonomia differenziata in materia di sanità”.



